martedì 14 luglio 2009

Alla scuola della carità

Essere testimone dell'Amore Misericordioso di Dio, questa volontà ha sempre accompagnato san Camillo De Lellis, nella sua vita e nella sua opera.
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Un testimone dell'amore di Dio che merita essere conosciuto; non per essere semplicemente apprezzato ma per essere IMITATO, in quel cammino che tutti siamo chiamati a fare per realizzare il disegno che Dio ha per ciascuno di noi.
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Oggi la Chiesa celebra la sua festa e ho pensato di proporvi un breve profilo biografico della sua vita (innagurando proprio con san Camillo una nuova area del mio blog: testimoni dell'amore di Dio).
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I santi consolano il nostro cammino; possa san Camillo assista gli operatori sanitari e i volontari (di cui è protettore) e sostenga la nostra fede.

Camillo nacque da una famiglia appartenente alla piccola aristocrazia della cittadina abruzzese di Bucchianico: alla nascita, gli venne imposto il nome della madre (Camilla Compelli), che lo aveva partorito a quasi 60 anni di età; il padre, Giovanni, era un ufficiale al servizio della Spagna.

Giovane pigro e rissoso, il padre decise di avviarlo alla carriera militare. Ma, nel 1570, un' ulcera al piede lo costrinse ad abbandonare la compagnia.

Per farsi curare fu costretto a recarsi a Roma, nell'ospedale di San Giacomo degli Incurabili. Dopo la guarigione venne assunto come inserviente presso l'ospedale, ma l'esperienza fu breve: per la sua scarsa propensione al lavoro, venne allontanato.

Intanto il padre era morto. Tornò a dedicarsi alle armi, come soldato di ventura, mettendosi a servizio prima di Venezia, poi della Spagna. Ma presto tornò a condurre una vita dissoluta.

Iniziò a vagabondare per l'Italia, fino a quando non venne assunto dai Cappuccini del convento di Manfredonia. È qui che iniziò il suo percorso verso la conversione: nel 1575 decise di abbracciare la vita religiosa e di diventare un frate cappuccino a Trivento. Ma l'antica piaga al piede tornò a dargli problemi: fu così costretto a tornare a Roma per curarsi.


Rimase nell'ospedale degli Incurabili per ben quattro anni. Qui maturò definitivamente la sua vocazione all'assistenza dei malati e, insieme ai primi cinque compagni che, seguendo il suo esempio, si erano consacrati alla cura degli infermi, decise di dare vita alla "compagnia dei Ministri degli Infermi" i cui primi statuti vennero approvati da papa Sisto V il 18 marzo 1586. Camillo si trasferì nel convento della Maddalena e iniziò a prestare servizio presso l'ospedale di Santo Spirito in Sassia.

Intanto, sotto la guida spirituale di Filippo Neri, riprese gli studi e, il 26 maggio 1583, fu ordinatosacerdote.

La sua Compagnia si diffuse rapidamente e, il 21 settembre 1591, fu elevata al rango di Ordine religioso(Ordine dei Chierici Regolari Ministri degli Infermi) da papa Gregorio XIV rimasto impressionato dall'eroismo con cui Camillo e i suoi compagni avevano assistito i malati durante la carestia del 1590 a Roma . L'8 dicembre 1591 Camillo e i suoi primi compagni emisero la Professione religiosa di voti solenni con un quarto voto di assistenza dei malati anche con pericolo della vita. Era nato un nuovo Ordine religioso.

Gravemente malato, nel 1607 lasciò la direzione dell'Ordine ma continuò ad assistere i malati fino alla morte, avvenuta il 14 luglio 1614 nel conventodella Maddalena, che era diventato sede del suo Ordine, dove fu tumulato: la reliquia del suo cuore fu traslata a Bucchianico.

mercoledì 8 luglio 2009

Caritas in Veritate

Un meraviglioso testo per riflettere, ma anche per riproporsi da uomini con una fede matura e solida in un mondo segnato dall'ingiustizia e dal male.
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"La Caritas in Veritate"; terza enciclica del santo padre Benedetto XVI, prima enciclica sociale del suo pontificato che si iscrive nella lunga storia della dottrina sociale della Chiesa.
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La Chiesa, sa che il suo Signore le ha affidato il compito di edificare il Regno di Dio; Regno di giustizia e di pace. Inoltre morendo in croce Gesù ci ha rivelato la misura della nostra vita: AMARE SENZA MISURA.
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Amare: ecco il compito che il Papa ci ricorda; amare che significa donarsi senza interessi agli altri; amare che significa cercare il bene degli altri.
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Verità: è la verità ha un nome Gesù di Nazareth, vero Dio e vero uomo; la sua stessa vita diventa per noi criterio di discernimento - modello a cui conformare la nostra vita. E poi la Verità ci permette di vedere le cose così come sono.
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C'è una via che la riflessione della Chiesa indica all'uomo per realizzare quel benessere sociale che tutti vogliamo: Il bene comune.
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Non l'interesse dei singoli ma quello di tutti; un economia e un azione sociale in cui ci si orienta col criterio della fratellanza che si sviluppa nell' Etica del Volto che ci porta a riconoscere in chi ci sta davanti un fratello uguale a me in dignità.
Ecco la via per offrire a Dio la nostra collaborazione nell'edificazione del suo regno di Giustizia e di pace: un regno in cui fa legge la fraternità universale; in cui si è disposti a rinunciare al proprio interesse per quello degli altri; un regno in cui la diversità diventa ricchezza - le capacità di ciascuno vengono offerte al servizio del bene comune; in cui i poveri non piangeranno più; in cui l'ingiustizia verrà sconfitta dalla Verità.

lunedì 29 giugno 2009

nel segno di Pietro e Paolo

Oggi la Chiesa celebra la solennità dei santi Apostoli Pietro e Paolo! uno ebbe il compito di guidare la Chiesa sopratutt nell'ambito giudaico (Pietro) e l'altro portò il Vangelo fino agli estremi confini del mondo tra i pagani (Paolo).
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Due uomini che, ognuno nel loro modo di essere (diversi per carattere - per cultura - per esperienza e conoscenza di Gesù) hanno permesso al cristianesimo di giungere tra gli uomini del loro tempo, fino ai giorni nostri.
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Festeggiare i santi Pietro e Paolo significa, allora, ripartire dalle fontio della nostra fede:
> Riconoscendo Gesù come il Figio di Dio.
> Proclamando il suo immenso Amore che l'ha portato ad abbassarsi alla nostra condizione per la nostra salvezza.
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Festeggiare gli Apostoli colonna e fondamento della nostra fede significa riscoprire la gioia di dirsi cristiani di seguire il Maestro di camminare secondo le sue Vie di Giustizia e di Pace. Essere discepoli di Cristo significa riconoscere in ogni uomo un fratello, l'altro: un volto d'amare perchè come me figlio dello stesso Padre!
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Nel segno di Pietro e Paolo ci rivologiamo a Dio fonte di misericordia:
preghiamo per la Santa Chiesa e secondo le intenzioni del santo padre Benedetto XVI;
preghiamo per la pace in Iran e in tutto il mondo.
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Auguri a tutti coloro che festeggiano il loro onomastico; pomeriggio parto per Malta ci sentiamo al ritorno.
Dio vi benedica, buona giornata.

mercoledì 24 giugno 2009

Pace, pace,pace!

Certo che non bello, per nessuno aprire il telegiornale e sentire notizie di guerra e di violenza; quello che sta succendo in Iran mi indigna!
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No alla limitazionedella libertà sopratutto se fatta in maniera barbara e brutale;
no alla violenza che impedisce ai giovani di vivere!
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E poi perchè chi può continua soltanto a guardare!
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Da queste pagine l'invito ad unirci in preghiera supplicando il dono dellapace dono di Dio!

lunedì 22 giugno 2009

Che fatica crescere, ma che bello!

Eccoci qua di nuovo.
Dopo l'inteso periodo delle attività e degli esami di fine anno torno sul mio blog; con la speranza che questo spazio di condivisione ci aiuti a incontrare la Fonte della vera gioia che cambia la vita.
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Il Vangelo di ieri presentava gli apostoli impauriti dal mare in tempesta contrapposti alla fiducia di Gesù; la vera sfida che ogni giorno s'incontra è quella di rimanere fiduciosi nella prova.
"So a chi ho dato la mia fiducia", diceva san Paolo - so che camminando sulla via tracciata da Dio, nella certezza che Lui cammina affianco a me niente mi turba, anzi la prova mi fa crescere.
Faticoso crescere, si! ma che bello.